My Hero Academia: il ponte tra manga e comics occidentali

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My Hero Academia: il ponte tra manga e comics occidentali

My Hero Academia come porta d’ingresso al mondo dei manga

Tra le infinite serie shonen pubblicate negli ultimi anni, ce n’è una che ha fatto da spartiacque: My Hero Academia di Kohei Horikoshi. Non solo è diventata un successo mondiale, ma ha rappresentato un punto di contatto tra due culture narrative apparentemente lontane: quella dei supereroi occidentali e quella dell’eroe shonen giapponese. Per questo motivo, può essere considerata uno dei manga migliori per iniziare ad avvicinarsi al medium, soprattutto per chi è cresciuto leggendo Marvel e DC.

Un universo familiare: supereroi e Quirk

Sin dai primi capitoli, Horikoshi omaggia chiaramente la tradizione dei comics americani. Il mondo di My Hero Academia è popolato da oltre l’80% della popolazione dotata di superpoteri, i Quirk. Ci sono agenzie di eroi, allenamenti, stage, gerarchie, classifiche e un sistema di “pro hero” che ricorda da vicino gli Avengers o la Justice League. All Might stesso è una fusione perfetta tra il simbolo americano dell’eroe – con design muscolare e sorriso hollywoodiano – e la figura del maestro tipica del manga, erede spirituale di personaggi come Jiraiya di Naruto o Kame Sennin di Dragon Ball.

All Might: l’eroe come simbolo

Ma la vera forza di My Hero Academia non è nel citare: è nel tradurre. Non copia i comics americani, ma li interpreta attraverso la lente del manga shonen. Nei comics Marvel e DC, l’eroe spesso nasce già “speciale”: Peter Parker ottiene i poteri e da quel momento deve imparare a gestirli. Bruce Wayne li costruisce con addestramento e tecnologia. Superman li eredita, e la sua identità è divisa tra uomo e alieno. Izuku Midoriya, invece, inizia come un ragazzo normale. Un fan. Uno di noi. Proprio questo rende la sua crescita così universale: non è un predestinato, non è l’eletto. È qualcuno che dovrà diventare un eroe, un passo alla volta. In questo, My Hero Academia incarna perfettamente lo spirito shonen: la volontà supera il talento.

Izuku Midoriya: l’eroe che nasce normale

Il dualismo tra comics e manga emerge anche nella filosofia dell’eroismo. La familiarità con i comics americani è evidente — ma non superficiale. Non ci sono copie, ci sono eco:

• All Might → Superman, simbolo di speranza

• Deku → Spider-Man, da “nessuno” a eroe

• Endeavor → Batman / Red Hood, colpa ed eredità

• Hero Killer Stain → Magneto / Joker, villain ideologico

• UA Academy → Xavier School (X-Men), giovani eroi in addestramento

Questa struttura è fondamentale. Il lettore occidentale riconosce subito certi codici narrativi: il superpotere, la scuola, il costume, il villain. Ma piano piano capisce che il cuore del racconto è diverso. Perché nei comics americani l’eroe agisce. In My Hero Academia, l’eroe si chiede se ha il diritto di agire.

Responsabilità vs Ispirazione

Questa è la vera differenza, ed è ciò che rende MHA un ponte culturale. Nei comics occidentali, l’eroe è spesso l’outsider: lo scienziato radioattivo, il milionario traumatizzato, il mutante discriminato. Spesso la società lo teme, lo respinge, lo considera un’anomalia. Il superpotere è una maledizione o una responsabilità privata.

In MHA, invece, l’eroe è una figura sociale riconosciuta. È un mestiere. Ha un albo professionale, licenze, esami, scuole dedicate. L’eroismo non è un atto solitario contro il caos, ma un contratto con la società. All Might non combatte solo i criminali: combatte contro le aspettative che il mondo ha su di lui.

“L’eroe non deve solo vincere. Deve poter sostenere lo sguardo di chi crede in lui.” — All Might

Struttura narrativa: tra archi e crescita

Una delle differenze più profonde fra i comics occidentali e MHA riguarda il modo in cui viene interpretato il potere. Nei fumetti americani, spesso chi ottiene un superpotere diventa immediatamente “diverso dal mondo”. È uno scarto, un mutamento.

In My Hero Academia, il potere è un punto di partenza. Non è ciò che ti rende eroe… è il motivo per cui devi dimostrare di esserlo. Per questo Deku è perfetto come protagonista iniziale: è letteralmente privo di potere. Il suo percorso è il contrario di Spider-Man: non riceve il potere dal caso, lo riceve perché ne dimostra la determinazione.

Questo rovesciamento culturale è geniale. In MHA non vinci perché sei forte. Diventi forte perché hai trovato un motivo per vincere.

La classe 1-A: non comprimari, ma specchi emotivi

Il cast di personaggi è un altro elemento che richiama Marvel e DC, ma allo stesso tempo se ne distacca. Nei comics americani spesso troviamo antieroi, vigilanti solitari o team che vivono tensioni interne costanti. In My Hero Academia, invece, la classe 1-A diventa un microcosmo di crescita. Non sono semplici comprimari: sono compagni di battaglia e specchi emotivi. Bakugo rappresenta il talento aggressivo e l’orgoglio. Todoroki incarna il peso del retaggio familiare. Uraraka lotta tra sogni personali e sacrificio. Ognuno ha un arco narrativo proprio e tutti servono a sviluppare la tematica centrale: non si diventa eroi da soli.

L’estetica dell’eroismo

A livello visivo, Horikoshi mescola con sapienza i due mondi. Da un lato troviamo costumi, pose da poster e azioni cinematografiche tipiche dei comics americani. Dall’altro, abbiamo l’intensità delle espressioni giapponesi, le splash page emotive e la capacità del manga di fermare il tempo su un singolo dettaglio: una mano che trema, un occhio che vacilla, un sorriso che cambia tutto. È il matrimonio tra estetica occidentale ed empatia orientale.

Il ponte tra due mondi

Proprio per questo My Hero Academia è un ottimo punto di partenza per chi vuole passare dai fumetti americani ai manga senza sentirsi “fuori casa”. Mantiene simboli familiari – superpoteri, scuole per eroi, missioni, antagonisti – ma li inserisce in un contesto di crescita interiore che segui passo dopo passo. È un manga che non divide i fandom, ma li unisce. Non chiede di scegliere tra Marvel e Giappone: costruisce un ponte.

Conclusione: l’opera che non imita, ma traduce

My Hero Academia non imita i supereroi occidentali: li traduce. E nel farlo, dimostra che l’eroe non appartiene a un paese o a una cultura. Appartiene a chi sceglie di crederci. Parla all’adolescente che sognava di avere un superpotere… ma anche all’adulto che ha capito quanto sia difficile avere qualcuno che crede in te.

Se hai sempre letto Marvel e DC e vuoi entrare nel mondo manga, My Hero Academia non ti chiede di scegliere da che parte stare. Ti offre un ponte.

Se vuoi iniziare a leggere My Hero Academia, sappi che il manga si è concluso il 5 agosto 2024.

La serie conta 42 volumi, con un’epilogo speciale nel volume finale.

In Italia è pubblicato da Star Comics, che ha celebrato il gran finale con edizioni variant e un box da collezione per il volume 42.

Quale è stato il tuo „Primo Eroe“ da bambino? È cambiato oggi? Fammi capire come si è evoluto il tuo modo di vedere l’eroismo!

A Cura di Sven Siegenthaler

 

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